Altro sistema di taglio praticato fino agli anni cinquanta, era quello delle formelle cuneiformi o “tariffe”, nelle quale venivano inserite una serie di cunei tra due “cialdini” (piastrine di ferro), legati ad una corda per il loro recupero al termine dell’operazione di taglio. I “Tecchiaioli” usavano questo sistema sulle pareti rocciose delle cave.
Asportazione
Metodologie di estrazione
I materiali lapidei sono estratti dalle loro zone di formazione fin dall’antichità. Interessante è l’evoluzione delle metodologie di estrazione. Di seguito analizzeremo le varie fasi facendo riferimento in particolare alle cave della zona di Carrara.
Secondo notizie tramandate attraverso il tempo nell’ambiente dei cavatori e dall’osservazione di tracce scoperte con lo sgombero di antichi ravaneti, i romani eseguivano dei lunghi tagli al monte, seguendo una curva di livello, a distanza prestabilita dal ciglio del fronte di abbattimento, realizzando una fossetta, lunga quando il masso da varare, capace di alloggiare tronchi di legno, opportunamente sagomati, immersi nell’acqua che veniva gettata nella fossetta. La dilatazione lenta, ma efficace provocava una fessura larga e profonda. Questa veniva successivamente allargata con cunei e palanchini, fino a provocare il ribaltamento del masso.
L’introduzione graduale prima dell’aria compressa e poi degli impianti con filo elicoidale, rivoluzionarono il sistema di estrazione tra lo scetticismo delle aziende minori, che non avevano le possibilità finanziarie di acquistare tali impianti.
Tuttavia l’aumento dei costi veniva compensato dall’aumento della velocità di produzione che passa dalle 35 – 40 t/uomo, all’anno, che resta invariato dal 1950 al 1980, alle 70 – 80 t/uomo all’anno.
Con l’introduzione del trasporto su camion con ribaltabile la produzione passò a 100 t/uomo l’anno. Il filo diamantato introdotto negli anni settanta ha dato al svolta decisiva: la velocità di taglio sia al monte che sui piazzali aumentò vertiginosamente raggiungendo i 10 – 12 m2 l’ora. La tagliatrice a catena dentata Korfmann venne accolta con entusiasmo soprattutto dagli esercenti che erano costretti a lavorare anche nei sotterranei.
Successivamente si sono introdotte nel mercato la Fantini, la Garone e quella a nastro diamantato della Benetti. Questo mezzo contribuì non soltanto alla riattivazione di quei cantieri ormai considerati esauriti, ma anche a migliorare le condizioni di sicurezza. In particolare la razionalizzazione dei lavori di ribaltamento, caricamento e sgombero consente l’avanzamento rapido al successivo fronte di cava. Per quanto riguarda i graniti, qualsiasi di questi mezzi non ha dato vantaggi economici per la lentezza dell’esecuzione del taglio a causa della durezza del materiale. In questi casi è più vantaggioso eseguire il sistema di taglio con fori e l’esplosivo.


