Erano costretti a iniziare il lavoro all’alba in modo da terminarlo in tarda mattinta in modo che lo scarico dei materiali di detriti delle cave superiori rendesse impraticabile la via di lizza. La lizzatura consisteva nell’avvolgere la corda alla quale erano legati i blocchi attorno al “Piro”. Questa veniva srotolata progressivamente, a ogni segnale degli addetti all’accompagnamento dei blocchi. I parati venivano insaponati e posti a terra: sopra di essi passavano i blocchi.
Trasporto
Sistema di trasporto
Dall’epoca romana ai tempi di Michelangelo, e per alcuni anni successivi, esistono oggi testimonianze attendibili sul sistema di trasporto allora più diffuso: l’abbrivio.
Per trasportare i massi informi o appena sbozzati, come colonne, capitelli di grandi dimensioni, ecc, si praticava l’abbrivio lungo le scarpate di massima pendenza, preferibilmente sui ravaneti, mediante il rotolamento del materiale stesso.
Questo metodo era molto pericoloso e produceva danni anche irreparabili ai massi sbozzati. Dai poggi di fondovalle, che consistevano in terrapieni pianeggianti sorretti da bastoni o muri a secco contenitori i quali, a loro volta, servivano come piani caricatori. Il materiale veniva caricato sui carri di legno, con ruote di ferro, trainati da lunghe file di buoi disposti a coppia, e trasportati fino alle segherie e al porto.
All’abbrivio seguì la lizzatura a mano, con lizze, parati, forti con piri e funi di canapa da 80 mm e tra la prima e la Seconda Guerra Mondiale con funi di acciaio ultra flessibile da 32 mm.
Occorrevano 13 – 14 uomini per la lizzatura che avveniva in condizioni pericolosissime con frequenti incidenti anche gravissimi.
Un altro uomo con il palanchino rimuoveva le pietre lungo la via lizza. Con le funi di canapa si usavano due lizze; con le funi in acciaio ultraflessibile se ne usavano tre. Con il palanchino si dava anche la direzione ai blocchi. Michelangelo fu un protagonista della costruzione delle vie di lizza nel Carrarese da dove prelevava il statuario per le sue opere e venne definito un ingegnere stradale. La lizzatura a mano venne successivamente sostituita con quella ad argano a motore alla stazione superiore e binario a scartamento ridotto, o con monorotaia e automotrice con carrello.
Nel contempo fu costruita una fitta rete di teleferiche che ormai servivano la maggior parte delle cave importanti, per il trasporto della sabbia silicea che prima veniva portata in cava da muli. La teleferica di Balzone portava fino a venti tonnellate di marmo in blocchi, materiali vari e personale, da quota 500 s.l.m a 1000 m s.l.m.
Le teleferiche con campate non di rado uniche, lunghe e ardite, erano sistemate su cavalletti (tralicci) metallici di supporto alle funi di acciaio portanti e trainanti , installati a mezza costa tra le cave e i poggi, su cui scorrevano carrelli va e vieni. Gli incidenti erano frequenti ma questi impianti alleviavano le sofferenze dei cavatori.
Dai poggi, per molto tempo furono utilizzati buoi per trasportare i blocchi a valle e caricarli sui velieri. I buoi partivano lenti alle 23 dalle stalle per arrivare all’alba sui poggi dove li attendevano i carri con 15 – 20 tonnellate di marmo.
Cinque, dieci, venti coppie di buoi una di fronte all’altra, esercitavano una potente trazione che spostava il carro lentamente per 16 – 17 ore di fila, fino a valle. I carri avevano ruote di diametro 1,2 m con raggi di legno e battistrada ferrato largo circa 20 cm e potevano trasportare fino a 20 tonnellate. Terminato il lavoro i buoi venivano staccati e riportati nelle stalle.
Al museo di Fantiscritti che abbiamo visitato è possibile vedere due buoi di marmo di grandezza naturale trainanti un carro. Per tasportare il monolite del Foro Italico estratto dalla cava da noi visitata di Carbonera, sono stati utilizzati 36 paia di buoi. Il monolite era lungo 19 m a sezione quadrata di 2.35 m x 2.00 m, ossia 89.300 m3 circa 250 tonn, fasciato con 50 tonn di legname e 40 tonn di ferro e lizzato dalla cava di Carbonera fino a valle di Fantiscritti e poi trasportato con i buoi. Venne imbarcato il 23 giugno 1929 a Marina di Carrara su una chiatta da circa 150 tonn. Anche i muli hanno avuto un ruolo importante per il trasporto dei materiali dai poggi alle cave, attraverso le mulattiere. Portavano dai 100 ai 150 kg di sabbia silicea ogni viaggio; ogni giorno facevano dai 10 ai 15 viaggi.
Un ruolo importante successivamente lo ebbero le ferrovie marmifere di Carrara e della Versiglia. Quando il trasporto ferroviario risultò antieconomico i 22 km di strada ferrata vennero sostituite da strade asfaltate per i camion. Questo passaggio provocò molti incidenti mortali per l’irrazionalità delle sedi stradali con pendenze che superano il 25% in alcuni tratti e raggi di curvatura impossibili da superare. I primi mezzi stradali erano inoltre rudimentali e privi di impianti frenanti adatti alla situazione stradale. Nei cantieri estrattivi per il carico dei blocchi sui camion si fa uso del derrik da 20 a 40 t, con bracci da 18 a 45 m, oppure di pale meccaniche.


